Risposta di Simone Di Stefano – Vicepresidente CasaPound Italia

Posted by Redazione 22 febbraio 2013 0 Comment 1068 views

Questionario

Partendo dall’assunto che lo Stato ha necessità di riscuotere tributi, cosa pensa dell’attuale sistema di riscossione?

Che ha assunto tratti vampireschi e va assolutamente riformato, prevedendo dei paletti ben precisi. CasaPound Italia più o meno un anno e mezzo fa ha scritto una proposta di legge di iniziativa popolare per modificare e integrare la normativa vigente e da allora è stata in piazza in tutte le città per raccogliere le firme necessarie per presentarla. C’è anche un sito dedicato www.fermaequitalia.org, che vi invito a visitare, perché presenta il testo integrale della legge e tutta una serie di approfondimenti che possono risultare utili a capire meglio la proposta. Comunque, il presupposto è che non solo è vero, come dite voi, che lo Stato ha necessità di riscuotere i contributi, ma che questo è un dovere sancito dalla Costituzione a cui nessuno si può sottrarre. La lotta all’evasione, per noi, è un’emergenza nazionale. Detto ciò, è evidente che c’è qualcosa che non va: il dato più evidente sono i metodi di riscossione, che spesso sono letteralmente vessatori, ma c’è anche il fatto che in quattro anni Equitalia ha raddoppiato i suoi incassi, quasi esclusivamente ai danni delle fasce più deboli. L’80% di questo incremento è realizzato sulle spalle di lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli e piccolissimi imprenditori.

Nell’attuale contingenza economica, cosa pensa, ad esempio, del caso di una persona 50enne espulsa dal sistema lavorativo e, suo malgrado, in ritardo con i pagamenti dei tributi, che viene sottoposta a continue azioni forzose da parte degli agenti di riscossione/Equitalia? Ritiene auspicabile, se non doveroso, in tali situazioni, prevedere delle moratorie o dei correttivi?

E cosa devo pensare? Che è un caso da scuola di come lo Stato italiano si faccia nemico dei suoi cittadini, in particolare dei suoi cittadini che sono in maggiore difficoltà. È evidente che in casi come questi servono correttivi, ma è altrettanto evidente che andrebbe cambiata la prospettiva. Ribadisco, è doveroso che tutti paghino le tasse, ma prima di arrivare a “torturare” una persona in difficoltà economica, magari per poche migliaia o centinaia di euro di tributi arretrati, bisognerebbe perseguire i grandi debitori, quelli che all’erario devono dai 500mila euro in su e che, dai conti nei paradisi fiscali alle società a scatole cinesi, si inventano di tutto pur di frodare lo Stato e, quindi, i loro concittadini.

Sicuramente è a conoscenza della situazione in cui si ritrovano i soggetti che hanno delle pendenze con gli agenti di riscossione/Equitalia. Verso questi cittadini l’esattoria attiva delle azioni forzose che sfociano spesso in pignoramenti presso terzi (generalmente istituti di credito o creditori). In tanti casi l’effetto immediato di tali azioni consiste nella revoca dei fidi e nell’inibizione dell’accesso al credito, con immediati risvolti negativi nella situazione patrimoniale dei soggetti coinvolti, i quali, si ritrovano in situazioni di profonda disperazione. Lei ha idea di quanti italiani sono in queste condizioni? Ritiene che siano necessarie delle correzioni legislative a questi meccanismi?

È un altro dei sistemi di riscossione di Equitalia a cui vanno posti dei paletti precisi. La nostra proposta di legge, per esempio, affronta in maniera molto chiara il tema dei crediti d’impresa vantati verso terzi: il limite massimo di pignorabilità da parte di Equitalia deve essere del 20%. Altrimenti, visto che i crediti sono liquidità differita, si mettono in ginocchio le imprese, le si spingono verso il fallimento, con tutto quello che questo significa in termini di perdita di posti di lavoro e danno all’economia.

Ritiene giusto che gli agenti di riscossione/Equitalia procedano al pignoramento della prima e unica casa di abitazione spesso anche per il recupero di cifre irrisorie?

Ovviamente no. Come è noto CasaPound Italia ha fatto del diritto alla proprietà della casa in cui si vive la propria battaglia di bandiera. È evidente che per noi una pratica del genere è inaccettabile. La nostra proposta di legge interviene anche su questo, dicendo che contro la casa in cui il debitore vive non può essere mossa alcuna azione per debiti inferiori al 30% del valore della casa stessa o a 20mila euro in termini assoluti.

Ritiene giusti i tassi d’interesse e aggi che vengono applicati dagli esattori?

Riteniamo che debbano essere rivisti, anche in una logica di maggiore efficienza e giustizia. Per intenderci, attualmente la percentuale sugli incassi che va a Equitalia è uguale per tutti, a prescindere dall’importo recuperato. Noi, invece, riteniamo che debba ottenere una percentuale più alta sugli incassi che provengono dai grandi debitori, in modo da incentivare la caccia alle grosse cifre sottratte all’erario piuttosto che, come dicevo prima, la persecuzione del piccolo debitore, che magari è in ritardo perché vive un momento di particolare difficoltà.

Ritiene che si debba mantenere e condividere l’atteggiamento vessatorio del Fisco che, da una parte non onora i debiti verso le imprese e dall’altra pretende dal debitore puntualità, anche a costo di far chiudere l’attività e far perdere posti di lavoro?

Anche questa la prendo come una domanda retorica. È ovvio che non posso essere d’accordo con un meccanismo per cui lo Stato mette in ginocchio o fa chiudere imprese che altrimenti sarebbero pure sane. È un meccanismo ottuso, che genera drammi personali e aggrava la situazione sociale. Servono sistemi di compensazione. In generale noi siamo per strumenti che consentano di salvare tutte le imprese, per questo il nostro programma per il Lazio prevede la creazione di un Istituto regionale di recupero economico che consenta all’ente di diventare socio dell’impresa a rischio fallimento in modo da evitarne la chiusura.

A causa dell’attuale sistema di riscossione gestito dagli agenti di riscossione/Equitalia, spesso le imprese si trovano sull’orlo del fallimento. Ha un’idea di quale possa essere la strada da percorrere per una giustizia fiscale più equa e per una riscossione dei crediti erariali che tenga conto delle effettive possibilità patrimoniali del debitore?

Rimando nuovamente alla nostra proposta di legge. Oltre alla questione del tetto massimo di pignorabilità dei crediti d’impresa verso testi, c’è anche un’altra strada da percorrere parallelamente: l’assoluta impignorabilità dei beni strumentali, che sono quelli che consentono all’impresa di lavorare. Se all’agricoltore pignoriamo il trattore e al pizzaiolo pignoriamo il forno impediamo loro di lavorare. Di nuovo ci troviamo di fronte a un meccanismo che strozza chi fa impresa e, quindi, il tessuto economico italiano. Poi, certo, se un imprenditore pensa di far passare per un bene strumentale la sua Ferrari, solo perché è iscritta nel bilancio dell’azienda, il discorso cambia radicalmente.

Simone Di Stefano

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