Risposta dell’On. Stefano De Luca – PLI

Posted by Redazione 1 febbraio 2013 0 Comment 957 views

PLIQuestionario

Ritiene che il sistema giudiziario Italia soffra di questo male?

Il sistema giudiziario italiano è malato, principalmente nel campo della Giustizia Civile. Uno Stato che non è in grado di riconoscere i diritti violati di un cittadino che paga le onerose tasse pretese, non è degno di occupare un posto di rilievo nel contesto dei Paesi civili più avanzati ed è logico che i capitali di investimento stranieri non arrivino, mentre quelli nazionali fuggono. Il problema della Giustizia penale è invece legato ad una superfetazione legislativa, che ha prodotto una quantità di reati, che andrebbero invece perseguiti con misure amministrative. Questo svuoterebbe le carceri, occupate in gran parte da drogati o extracomunitari, che dovrebbero invece essere assistiti in Comunità. Inoltre bisognerebbe separare nettamente le carriere dei Giudici da quelle dei PM, che dovrebbero lavorare in edifici diversi e darsi del Lei, come avviene con gli avvocati.

Ritiene che questo problema sia legato alla mancanza della responsabilità civile e penale degli amministratori di giustizia?

Certamente la mancata approvazione di una seria legge sulla responsabilità civile del Giudici, come pure un referendum popolare aveva chiesto, ha un suo rilievo, perché ha creato una categoria (l’unica) di professionisti irresponsabili, che spesso fanno un uso distorto del grande e  delicato potere loro affidato.

In quale misura la malagiustizia è influenzata dall’inefficienza delle sedi giudiziarie e dall’inerzia di taluni magistrati?

Quello del giudice pigro è un problema fisiologico, legato alla natura umana, che produce personalità differenti, compresi alcuni soggetti privi di ambizione e di senso del dovere. Tuttavia non mi pare la principale anomalia del nostro sistema giudiziario.

Secondo Lei i doppi incarichi di molti magistrati pesano sulla struttura giudiziaria?

Sicuramente si. Bisognerebbe, anche per garantire la assoluta terzietà e la dedizione alle funzioni istituzionali affidate ai magistrati, ai quali dovrebbe essere impedito per legge di svolgere qualsiasi altro incarico, compresa l’appartenenza ad uffici di Gabinetto ministeriali. Tale incompatibilità dovrebbe riguardare anche i giudici amministrativi. I liberali, anzi, propongono di unificare la giustizia ordinaria, quella amministrativa e quella tributaria. Eventualmente, come già avviene per certe materie particolarmente delicate, si potrebbero creare sezioni specializzate.

Ritiene gli impegni politici, più o meno indiretti, compatibili col lavoro del magistrato?

Ai Magistrati dovrebbe essere impedito di svolgere alcuna attività politica, se non dopo aver lasciato definitivamente la carriera.

Non crede che le partecipazioni retribuite a corsi e convegni possano andare  a scapito della normale attività lavorativa dei magistrati?

La convegnite è una malattia nazionale, da estirpare, anche perché spesso si tratta di attività politica svolta in modo surrettizio. I corsi di aggiornamento professionale dovrebbero invece, come per gli avvocati, essere obbligatori per l’avanzamento di carriera.

Quali ritiene debbano essere le priorità del sistema giudiziario?

Riforma del processo civile, che dovrebbe essere orale, svolgersi in una sola udienza, dopo un preventivo scambio di comparse. La sentenza, con succinte motivazioni, dovrebbe essere immediata, salvo casi particolarmente difficili, in cui potrebbe essere resa dopo un massimo di trenta giorni. Inoltre, per alleggerire il carico dei Tribunali, bisognerebbe elevare la competenza per valore dei Giudici di Pace, che dovrebbero essere aumentati e ricevere un compenso a carico della parte soccombente. Gli appelli rigettati dovrebbero essere sottoposti, salvo i casi particolarmente difficili in termini di diritto, ad una sanzione di soccombenza per scoraggiare quelli temerari. Nel campo penale, oltre alla già indicata depenalizzazione di molte materie, che riguardano i cosiddetti reati minori, da sanzionare amministrativamente, bisognerebbe rendere esecutive le sentenze di secondo grado.

Lei crede che l’azione di volontariato condotta dall’AIVM possa essere utile alla società e alle persone non colpevoli lasciate alla propria disperazione ?

Certamente si, ma quella che in realtà conta è la volontà politica di modernizzare un Paese, che in effetti dimostra, con la denegata giustizia, tutta la propria arretratezza.

Ha avuto modo di leggere o avere notizia del quotidiano Labruttitalia,  organo di stampa dell’associazione AIVM?

Francamente no, ma sono curioso di leggere quanto da voi sostenuto, che mi auguro sia convergente con quanto da me affermato nelle superiori risposte.

On. Stefano De Luca

Jacqueline RASTRELLI
Ufficio Stampa PLI

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