Risposta dell’On. Nichi Vendola – Governatore Regione Puglia – SEL

Posted by Redazione 21 febbraio 2013 0 Comment 1726 views

Questionario

Partendo dall’assunto che lo Stato ha necessità di riscuotere tributi, cosa ne pensa dell’attuale sistema di riscossione?

L’Italia è gravata da una pesante ingiustizia sociale, in cui pagano i pensionati, i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi. Le inefficienze del nostro sistema hanno favorito la creazione di zone d’ombra che oggi difendono con protervia la loro rendita di posizione. Occorre intervenire per rendere il prelievo fiscale uno strumento giusto e la prima riforma dovrà essere quella di rendere efficienti i metodi di riscossione, a partire da una integrazione tecnologica di tutte le banche dati che possono incrociarsi per accertare l’entità effettiva dei redditi e dei patrimoni. Pertanto è necessario introdurre al pari della dichiarazione dei redditi, anche di quella per il patrimonio, così da rendere più rapidi ed efficaci i controlli sulla eventuale discrepanza tra reddito e patrimonio, chiaro indice di possibile evasione. Le risorse prelevate ci consentirebbero di abbassare le tasse a chi lavora e a chi produce.

Nell’attuale contingenza economica, cosa pensa, ad esempio, del caso di una persona 50enne espulsa dal sistema lavorativo e, suo malgrado, in ritardo con i pagamenti dei tributi, che viene sottoposta a continue azioni forzose da parte degli agenti di riscossione/Equitalia? Ritiene auspicabile, se non doveroso, in tali situazioni, prevedere delle moratorie o dei correttivi?

Questo è un tema che va di pari passo con quanto ho detto poc’anzi: l’Italia è un paese con una duplice morale, che vale nell’economia, come nella giustizia, come nella riscossione dei tributi. Viviamo in un paese debole con i forti e forte con i deboli; giustizialista con i poveri cristi e garantista con i garantiti. E’ chiaro che è necessario introdurre dei correttivi, che vadano a scandagliare innanzitutto le posizioni di privilegio e tutelino chi vive il dramma della precarietà o della perdita del posto di lavoro.

Sicuramente è a conoscenza della situazione in cui si ritrovano i soggetti che hanno delle pendenze con gli agenti di riscossione/Equitalia. Verso questi cittadini l’esattoria attiva delle azioni forzose che sfociano spesso in pignoramenti presso terzi (generalmente istituti di credito o creditori). In tanti casi l’effetto immediato di tali azioni consiste nella revoca dei fidi e nell’inibizione dell’accesso al credito, con immediati risvolti negativi nella situazione patrimoniale dei soggetti coinvolti, i quali, si ritrovano in situazioni di profonda disperazione. Lei ha idea di quanti italiani sono in queste condizioni? Ritiene che siano necessarie delle correzioni legislative a questi meccanismi?

E’ necessario che Equitalia non sia il braccio armato esattore di un sistema fiscale iniquo. Pagare le tasse è giusto e doveroso, chi non le paga per ragioni elusive o evasive va represso. Sarebbe utile guardare le situazioni individuali. Ma Equitalia è la parte terminale di un processo di riforma fiscale. Ad ogni modo deve interrompersi la barbarie vessatoria.

Ritiene giusto che gli agenti di riscossione/Equitalia procedano al pignoramento della prima e unica casa di abitazione spesso anche per il recupero di cifre irrisorie?

E’ un meccanismo perverso e assolutamente ingiusto che va profondamente rivisto, alla radice, iniziando dal sistema di tassazione, dalla gradualità delle aliquote e dall’indagine sulle situazioni patrimoniali, oltre che reddituali.

Ritiene giusti i tassi d’interesse e aggi che vengono applicati dagli esattori?

Basterebbe, in alcuni casi, applicare il tasso legale. Ma le situazioni vanno accertate caso per caso, sulla base delle reali condizioni materiali.

Ritiene che si debba mantenere e condividere l’atteggiamento vessatorio del Fisco che, da una parte non onora i debiti verso le imprese e dall’altra pretende dal debitore puntualità, anche a costo di far chiudere l’attività e far perdere posti di lavoro?

Questo del mancato pagamento delle spettanze è un problema tutto italiano, che coinvolge anche i tempi di versamento dell’IVA da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi. C’è bisogno di velocizzare i tempi di pagamento da parte delle PA, sia agendo sui meccanismi in alcuni casi farraginosi ed eccessivamente burocratici, sia mettendo mano alle regole del patto di stabilità che lega le mani a dirigenti e amministratori pubblici, che in molti casi hanno in cassa risorse utili e non possono immetterle nel sistema per via del tetto stabilito dal patto. Ne gioverebbero l’economia e il fisco.

A causa dell’attuale sistema di riscossione gestito dagli agenti di riscossione/Equitalia, spesso le imprese si trovano sull’orlo del fallimento. Ha un’idea di quale possa essere la strada da percorrere per una giustizia fiscale più equa e per una riscossione dei crediti erariali che tenga conto delle effettive possibilità patrimoniali del debitore?

E’ questo il vero nodo del problema. E SEL ha un programma molto chiaro, che prevede una serie di misure come, l’introduzione, al pari della dichiarazione dei redditi, anche di quella per il patrimonio, così da rendere più rapidi ed efficaci i controlli sulla eventuale discrepanza tra reddito e patrimonio, chiaro indice di possibile evasione; la reintroduzione del falso in bilancio; bassissima circolazione di contante; l’elenco telematico clienti fornitori per ogni impresa di qualsiasi dimensione; l’obbligatorietà del sistema di pagamento elettronico in tutti gli esercizi e le attività professionali e il conseguente abbattimento sino a zero dei costi di intermediazione bancaria per l’attivazione dei POS. In questo modo avremo un quadro chiaro della situazione in tempo reale e saremo certi che ogni azione di riscossione o di dilazione, sarà commisurata alla reale situazione delle imprese.

E poi c’è un altro punto che va affrontato, rispetto alla giustizia fiscale che è strettamente connesso alla responsabilità sociale delle imprese e alla crescita: noi vogliamo introdurre un sistema di tassazione che premi gli investimenti nelle imprese, per nuove assunzioni o per l’introduzione di nuova tecnologia e ricerca. Per questo proponiamo la drastica diminuzione dell’aliquota dell’Ires, in particolare per chi assume, per chi investe in innovazione di prodotto e di processo e per lo startup. Se l’impresa reinveste i suoi capitali va premiata, perché sviluppa l’economia.

On. Nichi Vendola

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