Risposta dell’On. Magdi Cristiano Allam – Io Amo l’Italia

Posted by Redazione 1 febbraio 2013 0 Comment 708 views

Io Amo l'ItaliaQuestionario

Ritiene che il sistema giudiziario Italia soffra di questo male?

Il sistema giudiziario Italia soffre di molti mali. Sono mali che nascono perché il sistema è vecchio e anacronistico ma sono anche mali – e sono i peggiori – che nascono dalla scarsa qualità e spessore di chi vi opera. Certamente la giustizia italiana paga il prezzo di essere ingabbiata in regole e procedimenti pensati anche quasi un secolo fa (si pensi alla procedura che disciplina il processo penale), quando – evidentemente – i numeri e la qualità del contenzioso erano affatto diversi rispetto a quelli di oggi. Questo dato da solo può e deve far riflettere sull’inadeguatezza del sistema normativo vigente. Si aggiunga che quando le riforme sono state tentate, troppo spesso si sono risolte in confusi e interventi propagandistici ed emergenziali, sradicati dal contesto, privi della visione d’insieme, non animati da un senso di organicità ma dall’interesse al particolare, e quindi disarticolati. Una scarsa lungimiranza di cui il nostro legislatore soffre e di cui pagano le conseguenze i cittadini e gli operatori del diritto. Inoltre, la separazione delle carriere è un principio cui bisogna dare attuazione per assicurare il giusto processo perché non è ammissibile che i pubblici ministeri, che sono parte, siano colleghi del giudicante con cui si scambiano ruoli e funzioni.

Ritiene che questo problema sia legato alla mancanza della responsabilità civile e penale degli amministratori di giustizia?

La malagiustizia si alimenta anche nella scarsa professionalità e preparazione dei suoi uomini. Credo se ne debba fare una questione morale a tutti gli effetti. Operare nel mondo della giustizia per lavoro significa disporre dell’enorme potere di decidere, chi ha ragione e chi ha torto; chi deve andare il galera e chi no. Sono i destini delle persone. Non può bastare vincere un concorso pubblico per assicurarsi una rendita di posizione a vita. Sicuramente per recuperare dignità ed efficienza al nostro malandato sistema giudiziario serve prevedere la responsabilità civile e/o penale per i magistrati, quale deterrente a gravi omissioni e inefficienze. Ma sarebbe anche importante introdurre criteri di selezione e test a monte, specificamente calibrati non solo sulla preparazione, ma anche sulla personalità e l’equilibrio di chi dovrà indossare la toga. Tali verifiche peraltro poi dovrebbero essere ripetute anche nel corso della carriera, per assicurare che il magistrato sappia sempre trarre le dovute decisioni con ponderazione ed equità.

In quale misura la malagiustizia è influenzata dall’inefficienza delle sedi giudiziarie e dall’inerzia di taluni magistrati?

Sicuramente esiste un problema di risorse, di cui purtroppo soffre tutto il nostro apparato pubblico, dalla sanità, non meno che nella scuola e nella difesa. La coperta è corta e, perciò, lo Stato è costretto a scegliere dove destinare le poche risorse disponibili.  Ma il vero problema del sistema giustizia in Italia va ravvisato nelle persone e nella adeguata valorizzazione del loro ruolo. Bisogna prevedere meccanismi virtuosi che premino i bravi operatori del diritto e i cancellieri e, per converso, strumenti che inibiscano l’inefficienza e l’inerzia dei magistrati e di chi opera nei Tribunali.

Secondo Lei i doppi incarichi di molti magistrati pesano sulla struttura giudiziaria?

Chi decide di assumere la veste di magistrato non può pensare di non dover affrontare anche delle rinunce, fra cui spicca il divieto dei doppi incarichi.

Ritiene gli impegni politici, più o meno indiretti, compatibili col lavoro del magistrato?

Sì, io credo che la scelta di fare il magistrato non possa essere sottovalutata. Infatti si tratta di rivestire un ruolo che comporta responsabilità, impegno e dedizione. Ritengo che la scelta di fare il magistrato debba essere totalizzante: non si fa il magistrato ma “si è” magistrati. E ciò può comportare anche la rinuncia a impegni di altra natura, quale l’impegno politico, che non può essere svolto “a mezzo servizio”, peraltro nell’ambito di strutture politiche organizzate su base gerarchica, cioè in modo incompatibile con l’indipendenza che deve connotare la giurisdizione.

Non crede che le partecipazioni retribuite a corsi e convegni possano andare  a scapito della normale attività lavorativa dei magistrati?

Impegni di docenza e partecipazioni a corsi e convegni, che pur porterebbero lustro, soddisfazione, notorietà e compensi al magistrato, pongono senza dubbio una questione di incompatibilità sotto il duplice profilo dell’ambizione e del profitto che mal conciliano con il ruolo, le responsabilità e il carico di lavoro che si è scelto di assumere in seno all’ordine giudiziario.

Quali ritiene debbano essere le priorità del sistema giudiziario?

Recupero della misura, dell’indipendenza e della dignità dei magistrati. Riaffermazione del senso di responsabilità del proprio ruolo e dell’efficienza di tutte risorse umane del sistema giudiziario. Riforma organica sul piano legislativo che renda la macchina della giustizia a misura d’uomo, plasmata sui valori non negoziabili e che assicuri, in particolare, un processo davvero giusto e conforme alla nostra Costituzione, senza scorciatoie che comportino la sistematica criminalizzazione di qualsivoglia illecito, piuttosto che l’abbandono di pratica virtuose per la definizione dei processi che si traducono in una riforma della prescrizione dei reati tale da far sì che il cittadino resti per decenni sotto processo, il che è inammissibile.

Lei crede che l’azione di volontariato condotta dall’AIVM possa essere utile alla società e alle persone non colpevoli lasciate alla propria disperazione ?

Certamente, la malagiustizia prolifera e regna anche trovando spesso humus nella scarsa esperienza, in un settore così tecnico,  delle persone comuni, che sono delle vere e proprie vittime di un sistema allo sbando, che trita senza anestesia persone, diritti, interessi, fatiche e progetti. Perciò l’esistenza di associazioni come l’AIVM può risultare utile per consentire che le vittime di malagiustizia non si sentano abbandonate a se stesse, ma siano invece guidate da un valido interlocutore, capace di promuovere e indirizzare le loro istanze, non meno che di fornire ai cittadini sostegno, anche morale, nei drammatici momenti in cui taluno sprofonda quando, da persona onesta, viene coinvolto in errori giudiziari o  altri casi di malagiustizia.

Ha avuto modo di leggere o avere notizia del quotidiano Labruttitalia, organo di stampa dell’associazione AIVM?

Ho conosciuto all’inizio di questa campagna elettorale l’iniziativa di www.labruttitalia.it che ritengo un proficuo momento di denuncia confronto su casi drammatici che spesso non salgono agli onori della cronaca ma che coinvolgono nel disarmante silenzio dei media, cittadini comuni cui nessuno poi restituisce dignità, ragione, speranze e costi. Ben vangano, pertanto, iniziative di stimolo a ciò che dovrebbe essere un modo corretto di intendere il sistema giudiziario in una moderna democrazia come la nostra stenta ad essere. Io amo l’Italia combatte le ingiustizie e valorizza tutte le iniziative che mettono il cittadino al centro dell’azione dello Stato.

On. Magdi Cristiano Allam

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Alex Guzzi, giornalista pubblicista, è nato a Milano, dove ha frequentato il liceo classico e la facoltà di scienze agrarie. Traduttore dall’inglese e già autore di manuali tecnici, ha iniziato l’attività giornalistica nel 1991...

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