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Il quotidiano Avvenire parla di malagiustizia

Posted by Redazione 4 Agosto 2014 0 Comment 1396 views

Il quotidiano Avvenire parla di malagiustizia con l’Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia presieduta da Mario Caizzone.

 

Avvenire

 

Prima pagina

Pagina 11 (2)

Testo integrale 

“Meglio sgomberare subito il campo da equivoci. Qui si parla di poveri cristi, non di ricchi e potenti”. Difficile trovare Mario Caizzone, commercialista milanese di origine siciliana sopravvissuto dopo 20 anni di un incredibile travaglio giudiziario che gli ha rovinato la vita, lontano dalla sede dell’Aivm, l’associazione italiana vittime di malagiustizia. Si trova a Milano, in piazza Luigi d’Aosta 22, vicino alla Stazione Centrale. Oggi Mario ha recuperato una fedina penale immacolata, ma a causa di errori a catena di alcuni giudici per molti anni per lavorare ha dovuto lasciare la città dove era approdato con molte speranze alla fine degli anni 80 e spostarsi in Irlanda. Per sopravvivere è stato aiutato perfino dalla Caritas Ambrosiana nei momenti più duri.

“Tra i poveri che dormono in stazione o in fila alla Caritas ci sono le vittime di malagiustizia, lo posso confermare”, afferma. “Basta un’intercettazione, un avviso di garanzia e perdi dignità, amici, relazioni, conto in banca. Poi nessuno scrive con la stessa evidenza che era tutto falso e tu intanto sei rovinato, ma sei innocente. Ci sono persone che dormono sotto i portici o vanno mangiare alla mensa della Caritas per queste ragioni.” In  molti casi si rivolgono agli sportelli anti usura perché per sopravvivere e proseguire con le attività si fatti prestare denaro dagli usurai.

Caizzone ha messo gratuitamente la propria esperienza a servizio degli altri creando due anni fa l’Aivm. Il sito  (www.aivm.it) si  apre con la citazione del versetto del Vangelo di Matteo, “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”. La malagiustizia è un problema nascosto e diffuso. Su Facebook l’Aivm ha ricevuto un milione  e mezzo di contatti e ha esaminato 1500 casi.

Da questi ha elaborato una statistica, la prima che indica chi sono le vittime di malagiustizia. La maggioranza (il 62%) ha tra i 40 e i 60 anni, il 53% viene dal nord, sette su dieci sono uomini, poco più della metà è separato o celibe, un quarto è disoccupato, mentre un terzo è un lavoratore autonomo, il 52% ha cause penali in corso e il 42% civili. Di queste, il 57% del civile è fermo in primo grado mentre la percentuale del penale e dell’amministrativo è fermo al 69%

Caizzone ha già presentato l’attività del centro di ascolto dell’Aivm a 13 vescovi di altretante diocesi del Centro nord. La struttura (telefono, 0266715134)  funziona grazie a un gruppo di giovani legali stagisti e operatori che fanno il primo screening dei 1500 casi finroa inviati via mail o per lettera dagli interessati o dai loro legali. Quindi, dopo un attento esame, i quesiti chiave vengono inviati a professionisti che prestano sempre gratuitamente opra di consulenza e quindi si decide se procedere o no indicando le vie per provare a ottenere la revisione della sentenza, la riabilitazione o un risarcimento  Passaggi nei quali il cittadino si trova da solo contro una macchina complessa che non ammette quasi mai di avere sbagliato

“L’associazione non è nata per scopi politici o per attaccare i giudici – precisa  – perché l’errore giudiziario può verificarsi in buona fede. La malagiustizia, invece, deriva da una forte negligenza, da imperizia e da pregiudizi e può trasformarsi in violenza e abuso di potere. Molti dei casi che finiscono sotto i riflettori riguardano i potenti, ma ci sono centinaia di storie che passano sotto silenzio perché riguardano cittadini qualunque. Noi vogliamo aiutare concretamente persone finite in carcere o che stanno patendo per un errore giudiziario o per la lunghezza delle cause penali e civili, una delle piaghe italiane. Una condanna ingiusta inflitta ad un innocente o una sentenza che mette sul lastrico il condannato sono i casi più frequenti che portano all’annientamento della persona. E  a chi ci si rivolge? Non si sa”.

Spesso gli errori derivano da imperizie o poco interesse degli avvocati d’ufficio.

In autunno l’Aivm vuole discuterne in un convegno a Milano. I punti su cui sta riflettendo un gruppo di lavoro sono tre: allargare la soglia di accesso al patrocinio gratuito, un miglior controllo degli avvocati d’uffici e la revisore dell’impianto della difesa d’ufficio con una proposta di legge. E intanto chi ha sete e fame di giustizia almeno ora ha uno sportello cui rivolgersi.

Paolo Lambruschi

 

 

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