Il caso di Giuseppe Casto

Posted by Redazione 24 novembre 2014 0 Comment 1075 views

Il caso di Giuseppe Casto, leccese (Taurisano) di 48 anni, dimostra come purtroppo nel nostro sistema, spesso, non è la Giustizia a determinare l’esito di un processo, ma l’abilità, talvolta accompagnata dalla disonestà, dell’avvocato.

I Casto, titolari di un’attività di alimentari, nel 1990 iniziano a rivolgersi in caso di necessità ad un noto avvocato del paese, divenuto presto avvocato di famiglia, nel quale ripongono massima e cieca fiducia.

I rapporti si intensificano a seguito di un tragico evento, la morte prematura del padre di Giuseppe, rimasto vittima di un incidente stradale. Conseguentemente al sinistro, la famiglia si rivolge al legale per promuovere un’azione di risarcimento danni.

Da subito, l’avvocato dimostra maggiore premura nel vedere adempiuto il pagamento dei propri onorari piuttosto che il soddisfacimento degli interessi di parte. I pagamenti avvenivano periodicamente e senza il rilascio di alcuna ricevuta o fattura, in buona fede, mai pretesa da Casto proprio in ragione della suddetta fiducia che riponeva nei confronti dell’avvocato.

Ben presto, però, tale incondizionata fiducia si affievolisce a causa della reticenza del legale nel tenere informati i Casto sull’andamento del processo, della cui conclusione la famiglia Casto è portata a conoscenza da parte di soggetti terzi.

La poca professionalità dell’avvocato diventa tale da indurre Casto a revocare il mandato e, nel contempo, a presentare una denuncia all’autorità giudiziaria per appropriazione indebita e truffa contro il legale stesso. I Casto, inoltre, presentano un esposto all’Ordine degli Avvocati per violazione del codice deontologico. L’Ordine degli Avvocati tenta la strada della conciliazione, rifiutata però dai Casto, già fin troppo danneggiati dall’operato del legale. Quest’ultimo, come strategia di difesa, cita in giudizio i Casto esigendo il pagamento degli onorari professionali, quegli stessi onorari già compensati, ma senza il rilascio di alcuna fattura.

Siamo nel 2006 e il procedimento di primo grado terminerà solo nel settembre del 2014, con la soccombenza dei Casto, determinata da gravi carenze e inadempimenti del loro nuovo legale, quali: costituzione tardiva, contestazioni generiche alle parcelle, mancata produzione di prove.

Nello specifico, non è stata prodotta in giudizio una prova idonea a influire in modo determinante sull’esito del procedimento, e che è stata ottenuta dai Casto con il supporto dell’AIVM (Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia): la dichiarazione da parte dell’assicurazione di avvenuto pagamento dei compensi, liquidati all’ex avvocato con assegno e contestuale versamento della ritenuta d’acconto.

Insomma, oltre al danno anche la beffa.

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Alex Guzzi, giornalista pubblicista, è nato a Milano, dove ha frequentato il liceo classico e la facoltà di scienze agrarie. Traduttore dall’inglese e già autore di manuali tecnici, ha iniziato l’attività giornalistica nel 1991...

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